Un corpo da reato

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Liv Tyler, con capelli rossi e boccoli alla Gilda, rossetto incendiario, tacchi a spillo, vestiti trasparenti, scollature profonde, è troppo bella, maliziosa e disponibile per un barista con una casa che cade a pezzi, senza un’automobile e senza lavoro (Matt Dillon), un poliziotto (John Goodman) molto religioso, un avvocato (Paul Reiser) con pulsioni e corredo in cuoio da masochista e un killer (Michael Douglas), con parrucchino bombato, barba trascurata, cliente di un sala da bingo di quart’ordine. L’assassino per contratto (dovrebbe uccidere la donna del peccato per diecimila dollari), una psicanalista, un prete raccolgono (tra “Rashomon” e Tarantino) le confessioni, le autoanalisi e le confidenze dei tre uomini che hanno incontrato la dark-red lady e hanno perduto se stessi, la casa, il senno. Il divertente “Un corpo da reato”, prodotto da Douglas e diretto dall’esordiente Harald Zwart, con attori perfetti, è un bell’esempio di commedia-noir in cui raggiri, morti, furti e inganni sono al loro posto e, nello stesso tempo, altrove. Fonte trama

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