Salvare La Faccia

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La routine della giovane Wil, promettente chirurgo cinese-americana di New York, viene sconvolta da eventi imprevedibili. Mentre vive clandestinamente un’intensa storia d’amore omosessuale con Vivian, scopre che sua madre è rimasta in cinta di un ignoto amante. Tra i pettegolezzi del loro microcosmo cinese, entrambe vivono di finzione per salvare le apparenze. Ma quando alla fine decideranno di gettare la maschera piuttosto che “salvare la faccia” ritroveranno la serenità.
Pellicola rosa condita in salsa di soia, questa commedia firmata dalla regista americana di origine cinese Alice Wu prende spunto da esperienze autobiografiche dell’autrice. Felice esempio di cinema melting pot, Salvare la faccia è un film di matrice orientale tradotto con mezzi americani, una storia che espleta come i Cinesi visualizzino l’Occidente e come vedano se stessi nella multi razziale New York.
Tutto il film ruota intorno al microcosmo cinese, seguendo le vicissitudini di Wil in relazione esclusiva ai suoi simili, rimanendo così saldamente vincolato alla comunità; poche se non irrilevanti le presenze occidentali. E siamo così di fronte ad un melò caratterizzato dallo stile romantico di quelle soap opera citate nel film stesso, infarcito di spunti comici tipicamente orientali che ad orecchie occidentali possono risultare stridenti come cluster in una sinfonia tonale. Ma questo dettaglio non sminuisce lo spirito ammaliante di una pellicola coinvolgente e seducente.
La storia d’amore lesbo-mai volgare né provocatoria-è molto più romantica e delicata di celebri amori etero della storia del cinema. E la tematica espressa dal titolo stesso, è come uno schiaffo dato in volto al perbenismo con eleganza. Vale la pena salvare la faccia vivendo nella menzogna e nella clandestinità dei sentimenti? La risposta si legge tra le righe. Fonte Trama

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