Les amants réguliers

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Parigi, 1969. Dopo aver assistito ai moti del maggio francese del ’68, un gruppo di giovani si abbandona ai fumi dell’oppio. All’interno del gruppo nasce un amour fou tra un ragazzo di vent’anni (Louis Garrel) e una giovane (Clothilde Hesme), entrambi coinvolti nell’insurrezione.
Garrell è sicuramente un esponente di punta del cinema indipendente francese. Così di punta e così ‘indipendente’ da essere l’unico regista in concorso a non aver aggiunto il proprio commento al film sul catalogo della Mostra. Garrell è un cinephile osannato dalla critica internazionale che possiede un indubbio rigore stilistico grazie anche ai direttori della fotografia di cui si avvale. Negli “Amants réguliers” offre il ruolo di protagonista al figlio e ci regala un ritratto del ’68 che fa il paio con quello di Bertolucci in The Dreamers. Pseudo artisti che si crogiolano tra droga e amori impossibilmente ‘liberati’. Ciò che accade nelle strade è sullo sfondo e quasi non conta. Da questi film da ‘rive gauche’ mancano quelli che scendevano in strada a manifestare, che si esponevano in prima persona. L’immagine che passa ai giovani di quei giorni è onanistico-intellettual-borghese. Forse a Parigi prevaleva (ma ne dubitiamo). Altrove si trattava d’altro (nel bene e nel male).
Non basta a riscattare il quadro complessivo una lunghissima sequenza con camera fissa che riprende in campo lungo uno scontro con la polizia. Sembra messa lì apposta per mandare in estasi i cinefili ‘duri e puri’. Solo loro però dato che su tre ore di film costituisce una zavorra non di poco conto. Tre stelle per lo stile. Fonte Trama

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