Il salario della paura

http://altadefinizione.onl/wp-content/uploads/2014/05/Il-salario-della-paura.jpg

Nilo è un killer professionista costretto a nascondersi dopo l’ultima missione. Jackie Scanlon ha guidato l’auto in una rapina che è costata la vita al fratello di un boss della mafia americana. Kassem è un terrorista palestinese ricercato dopo un attentato. Victor Manzon è un uomo d’affari coinvolto in una grossa truffa. Si ritrovano tutti a Porvenir, un paesino dell’America Latina dove sopravvivono lavorando duramente. Unica loro speranza di riscatto è il trasporto di un camion carico di nitroglicerina. A consegna avvenuta, dopo 218 miglia di viaggio, potranno ricevere 10.000 dollari e un passaporto.
Dopo i successi planetari de Il braccio violento della legge e de L’esorcista William Friedkin incontra una battuta d’arresto con Sorcerer. Il motivo è da condividere, quasi in parti uguali, tra la critica e il pubblico. I critici americani si attendevano molto probabilmente un film meno ‘intimista’ e quelli europei non perdonavano al regista di essersi ispirato al romanzo di Georges Arnaud che aveva costituito la base del film di Clouzot (omaggiato nei titoli di coda) Vite vendute del 1953, ormai divenuto un classico. Il pubblico invece venne disorientato dal titolo “Sorcerer” (stregone). Chi non voleva vedere un sequel de L’esorcista disertò le sale e chi invece se lo aspettava restò deluso e il passaparola fece il resto. A tutto ciò va aggiunto un problema di casting: Steve McQueen, Clint Eastwood e Jack Nicholson non accettarono il ruolo del protagonista Jackie Scanlon (il primo si dice perché non voleva stare lontano dieci mesi dalla neoconsorte Ali McGraw). Roy Scheider, quarta scelta, fa quel che può per dare spessore a un personaggio i cui silenzi contano più delle scarse battute. Perché Il salario della paura non è il puro e semplice remake di un film francese (basta vedere il lungo prologo che ci mostra le ragioni per cui i quattro si ritrovano a Porvenir, assente in Clouzot) ma è una riflessione su come il cinema di azione (vedi la strepitosa sequenza sotto il diluvio) possa coniugarsi con dialoghi ridotti all’osso non perché vengono sostituiti da sparatorie e inseguimenti ma perché sono i dettagli di un inferno psicologico e materiale a parlare per loro. Friedkin ci fa sentire il degrado di vite sottoposte alla spietata legge del profitto. La nitroglicerina da trasportare diventa così, al contempo, elemento di costruzione della tensione ma anche segno di un universo che si trova sempre sul punto di esplodere. La nomination all’Oscar per il Miglior Sonoro era dovuta per l’accuratezza con cui viene gestito ogni dettaglio uditivo. A cui si aggiungono le musiche dei Tangerine Dream che scrissero il soundtrack conferendo all’intero film un’atmosfera da incubo strisciante. Costato 22 milioni di dollari Il salario della paura ne incassò poco meno di 6. Un insuccesso immeritato. Fonte Trama

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *