I Giorni Della Vendemmia

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Settembre, 1984. Il sedicenne Elia vive in una fattoria della provincia emiliana insieme al padre, comunista di ferro che piange la recente morte di Enrico Berlinguer, la madre, cattolica fino allo sfinimento, e la nonna; il fratello, Samuele, è in giro per l’Europa e torna a casa solo di rado. Sono i giorni in cui si coglie l’uva, e proprio tra i filari della vigna, Elia conoscerà l’universo femminile attraverso la figura di Emilia, ragazza bella e arrogante che ha accettato di lavorare alla vendemmia per mettere da parte qualche soldo.
Non tutti i film incentrati su personaggi a cavallo tra adolescenza e maturità sono romanzi di formazione. Non tutti ne hanno lo spessore, almeno. Da parte sua, I giorni della vendemmia si fa carico di tutta la mole che quel tipo di narrazione esemplare deve avere e la porta avanti con intelligenza, intessendo un discorso carico di significati senza mai essere pesante o, peggio, illustrativo. Un linguaggio essenziale, ma già maturo pervade quest’opera prima realizzata in pochi giorni e con un budget certamente ristretto, una scrittura che guarda alle radici di un luogo preciso, l’Emilia divisa tra comunismo e cattolicesimo, e delle sue emanazioni. Soprattutto culturali, a partire dalla letteratura del correggese Pier Vittorio Tondelli, di cui Elia sta leggendo “Altri libertini”. Fonte Trama

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