Castaway On the Moon

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La forza del cinema coreano è quella di riuscire, anche in un momento di crisi a tutti i livelli come quello dei tardi Anni Zero, a garantire comunque una manciata di film all’anno destinati a non essere dimenticati. Castaway on the Moon appartiene senza dubbio alla categoria e non potrebbe andare diversamente con un soggetto simile, uno dei migliori del decennio: un impiegato rovinato economicamente e psicologicamente tenta il suicidio gettandosi da un ponte sul fiume Han ma anziché in acqua finisce sull’isoletta Bamseom. Minuscola, verdeggiante e disabitata, l’isola si rivelerà da principio una prigione-Mr Kim non sa nuotare e ha il cellulare scarico, quindi non può andarsene da Bamseom-e in seguito un rifugio per il protagonista, emarginato da una società schiava della pura logica del profitto. Unica ad accorgersi di questo “naufrago di città” è un’anima altrettanto sensibile e altrettanto aliena(ta), la hikikomori Ms Kim, reclusa volontaria da tre anni per sfuggire a una società-in particolar modo quella coreana-ormai maniacalmente basata sull’immagine e sulla perfezione estetica (si veda anche la competitività di The Actresses in questo senso). Fonte trama

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