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Crazy Heart

HDIMDB: 4.9
96:12
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Ne ha viste di cose nella sua vita Bad Blake, cantante country dal passato illustre e il presente affumicato da sigarette e annegato negli alcolici scadenti dei locali di provincia dove si esibisce per pochi spiccioli. Ha visto 4 matrimoni, un pupillo che suonava nella sua band e ora è ricco e famoso ma al quale non intende aprire i concerti, infiniti paesaggi delle praterie texane e un numero impressionante di motel. A 56 anni suonatissimi la sua vita potrebbe finire da un momento all’altro, se non lo stronca prima la salute saranno i debiti, e a lui del resto non sembra importare molto. Almeno finchè non incontra Jean e Buddy. Il country è una musica fatta da pochi accordi che si ripetono, nella quale non conta molto l’originalità dell’armonia quanto le parole e l’interpretazione. Come per i bluesman, un buon cantante country ha vissuto e quella vita finisce nelle canzoni. Non siamo quindi lontani da un certo modo di fare cinema ad Hollywood, dove su schemi e dinamiche che si ripetono uguali a se stessi di film in film spesso si innestano interpretazioni o variazioni in grado di fare la differenza. Così è anche per Crazy heart, modellato sul tipico racconto di caduta e ascesa in accordo al mito della seconda occasione (come avevamo già visto recentemente in The Wrestler), che pur non variando molto da quello che ci si aspetta sa incastrare il racconto di un uomo votato all’autodistruzione in un discorso più grande sulla cultura popolare americana vista attraverso la sua musica. E lo fa attraverso l’impegno e la dedizione al lavoro di un Jeff Bridges bravissimo, come sempre è, ma stavolta più in evidenza del solito.